M&A e Insurtech, a che punto siamo?
Nel 2020 è stato registrato il volume di M&A nel settore insurtech più grande di sempre: 55,5 miliardi di dollari (fonte: Ft Partners). Di fusioni e acquisizioni si è parlato durante l’evento virtuale del 19 maggio “M&A – Tech and People oggi” organizzato dall’Italian Insurtech Association e Wide Group. Simone Ranucci Brandimarte, presidente di IIA, ha introdotto l’argomento spiegando che la rivoluzione digitale sta imponendo un cambiamento strutturale per tutti i player dell’industria assicurativa: “Chi non riuscirà a sviluppare competenze e investimenti in tecnologia sarà obbligato a procedere con fusioni o acquisizioni. Assisteremo ad una contaminazione di settori e aziende” ha detto.
Sull’industria assicurativa sono puntati i riflettori degli investitori. Ne è convinto Guglielmo Manetti, Ceo di Intermonte, principale investment bank indipendente sul mercato italiano con forte esperienza nelle operazioni di finanza straordinaria (M&A , IPO etc). “L’evoluzione del fintech e i servizi digitali stanno contribuendo a portare un ulteriore interesse nei confronti delle realtà insurtech. Stiamo vedendo che c’è un interesse nel segmento assicurativo e siamo curiosi di vedere l’evoluzione della nuova Spac creata da Minali e Costamagna che si focalizza su specialty insurance”. Secondo Manetti, la pandemia ha reso i mercati volatili: “Gli imprenditori hanno reagito buttandosi in operazioni di M&A per compensare i cali di fatturato”.
Concetto condiviso da Nicola Iorio, managing partner di PFH-Palladio, holding di investimento. “La tecnologia è importante anche nei processi di aggregazione che oggi sono essenziali perché il mercato è sempre più internazionale. La competizione è molto più severa e questo impone alle aziende di creare valore non solo dal punto finanziario ma anche attraverso acquisizioni e trasformazione tecnologica”.
Matteo Barbini, co-founder & Managing Partner di Wide Group fa il punto sulla situazione del nostro Paese: “In Italia siamo tanti e piccoli e questo non è buono. Se vogliamo mantenere il posizionamento dobbiamo avere un’apertura mentale all’aggregazione. Noi come Wide nasciamo come aggregatori di consulenti. È stata una scommessa in un mercato difficile, ma riteniamo di poter fare ancor grandi cose”.
A chiudere l’evento è Stefano Siglienti, presidente di Vintage Capital che fa una considerazione sull’andamento delle operazioni di M&A:“La caratterizzazione tecnologica dell’azienda è importante quando parliamo di aggregazioni e fusioni: prendiamo una metrica, il multiplo patrimonio netto che include valori intangibili come la tecnologia. Se prima della pandemia avevamo alcuni casi valutati 5-6-7-8 volte il patrimonio netto durante la pandemia abbiamo visto aziende valutate 30 volte il patrimonio netto. Tutte società non profittevoli prima della pandemia e profittevoli durante la pandemia hanno dimostrato quella che prima era una promessa ovvero di poter scalare 2 volte il fatturato”.
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